di Antonella Coccagna

Il bambino appena nato dipende completamente dall’accudimento dei suoi genitori, della madre in particolar modo. Per questo motivo restare attaccato a loro è fondamentale per la sua sopravvivenza: sono loro la sua fonte di nutrimento, protezione, calore e affetto.
Fin dalla primissima infanzia, quindi, la relazione con l’adulto è per lui garanzia di sostegno e sicurezza. L’adulto lo protegge, lo accudisce, lo nutre: rimanergli connesso è l’unico modo per sopravvivere.
Qualsiasi evento che costituisca, per questo bambino, un pericolo o una sofferenza nella sua relazione con l’adulto (a livello sia fisico che emotivo) lascerà un’impronta profonda e duratura nel piccolo individuo che si affaccia alla vita. Questa impronta verrà registrata, archiviata nel suo DNA, trasmessa a tutte le cellule del suo corpo, e diventerà sua fedele compagna di viaggio. La diversa modalità in cui l’esperienza traumatica avviene, viene percepita e registrata darà luogo a diverse ferite emozionali:
– rifiuto;
– abbandono;
– tradimento;
– umiliazione;
– ingiustizia;
– indifferenza.

Per evitare di soccombere al dolore causato da questi tormenti, per evitare di soffrire ancora, in una parola per sopravvivere, il bambino ferito mette in atto alcuni meccanismi di difesa. È una reazione istintiva e automatica, che si attiva ogni volta che rivive o si avvicina a qualcosa di simile (o percepito come tale) all’evento che ha causato, originariamente, la sua ferita emozionale.9788867730131-363x566
Fin qui, niente di male
. Se non fosse che, una volta diventato adulto, quel bambino continua ad attivare quel meccanismo di autodifesa. Ma la sua vita non è più in pericolo, non deve più lottare per la sopravvivenza, e quella reazione, piano piano, non fa che limitare la sua crescita, il suo sviluppo, la sua libertà. Come un cane che, attaccato da cucciolo, continua per tutta la sua mordere tutti gli esseri viventi che gli si avvicinano. Quanto vivrà? E come vivrà?
L’adulto continua a sentirsi un bambino in pericolo
, vulnerabile e bisognoso di protezione. Così si difende con la reazione che, un tempo, lo salvò: scappa, aggredisce, si nasconde, domina, pur di trovare il suo equilibrio, pur di non soccombere alla minaccia costante che percepisce su di sé. Ma invece di difenderlo questi meccanismi finiscono per intrappolarlo, gli impediscono di diventare un adulto libero, realizzato, consapevole e responsabile, e di costruire relazione autentiche e profonde.
Non solo. Questi stati d’animo si cristallizzano nel suo corpo, lo formano, lo modellano, e se non sono compresi e sciolti inesorabilmente lo lacerano.
La naturopatia, scienza olistica per eccellenza, ci aiuta anche a fare questo. Non si limita a curare il nostro male qui e ora, ma ci prende per mano e ci fa scendere in profondità, risalire la corrente del nostro dolore, arrivare là dove tutto ha avuto origine. Le strade sono tante e numerose, ognuno può scegliere il sentiero che più gli si addice: i fiori di Bach, l’iridologia, l’aromaterapia, la cromoterapia, la reflessologia. Solo una volta che ci saremo connessi con l’essenza della nostra anima, che avremo compreso e abbracciato il nostro dolore, potremo ripristinare il nostro equilibrio biologico, fisico, energetico ed emotivo.

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