Raccontiamo le fiabe ai nostri bambini?

di Giovanna Tiscione

Raccontare fiabe ai bambini è, nella sua quotidiana semplicità, un atto magico e fantastico. Il bambino ama le fiabe, perché queste lo conducono, sulle ali dell’immaginazione, in luoghi lontani e immaginari, in situazioni e avventure emozionanti: in questi mondi incantati lui può affrontare il lupo di Cappuccetto Rosso, far trionfare la giustizia con il matrimonio di Biancaneve, tremare di paura di fronte a una casa di marzapane.
Lavorare sulla narrazione (che a scuola significa progettare veri e propri laboratori, mentre a casa può diventare un piccolo e prezioso rito quotidiano per stare insieme in modo diverso) è importante per la crescita del bambino, per lo sviluppo della sua fantasia, della creatività, della conoscenza e dell’emotività. Se ci impegniamo aiuteremo i nostri piccoli ascoltatori a estrapolare dal meraviglioso regno delle fiabe situazioni, eventi e stati d’animo che si avvicinano al proprio vissuto. Ecco perché la narrazione ha un grande potere educativo!

9788867730155-364x566Raccontare efficacemente ci impegna a tenere conto di alcuni elementi che sono indispensabili  per il bambino che ascolta, in modo che possa davvero entrare nello scenario che gli si sta per aprire davanti gli occhi.
La voce, prima di tutto. Il narratore mira al cuore di tutti gli ascoltatori, per cui la sua voce è il primo canale verso il mondo fantastico: ogni personaggio, ogni momento triste, rabbioso e gioioso che sia ha bisogno di tonalità, vibrazioni e ritmi diversi.
Le immagini. Le illustrazioni presenti nel testo aiutano il bambino nell’avere chiare le diverse situazioni, nel verbalizzare aspetti e personaggi e poter mescolare al racconto un po’ del proprio vissuto.
Lo spazio e il tempo. L’angolo della lettura dovrebbe essere morbido, avere luci soffuse, cuscini morbidi, che agevolano il momento di “sospensione” che i bambini andranno a vivere.
L’approccio con le fiabe è sempre un bene per un bambino, soprattutto quando il narratore ne trae obiettivi didattici ed educativi, poiché può diventare uno strumento per sviluppare non solo la fantasia e la creatività, ma anche la sfera cognitiva del bambino. Provate a utilizzare le storie per lavorare sulla progressione del tempo, su come un evento può essere conseguenza di un altro (quindi sui nessi di causa ed effetto), sullo sviluppo del linguaggio, sull’ampliamento di vocaboli e significati. Obiettivi che sembrano spesso irraggiungibili con i bambini piccoli. E invece tutto diventa semplice, stimolante e divertente se fatto con lo spirito e la consapevolezza giusti.
Un metodo efficace è accompagnare il bambino a raccontare la storia a parole sue, guidandolo con domande che stimolano la riflessione, la capacità di risolvere problemi, conflitti o quesiti, e a costruire concetti. In questo modo il bambino comincia a costruire le proprie competenze. In gergo noi educatori di professione chiamiamo questa strategia “conversazione guidata”.
Tutto questo lavoro precede la fase più delicata da affrontare nella narrazione: il linguaggio emotivo. Spesso i temi delle fiabe – il male, i cattivi, il lupo che mangia la nonna, la strega che vuole il cuore di Biancaneve – sembrano scenari oscuri, che possono “traumatizzare”. Ebbene questi sentimenti, queste emozioni, permettono al bambino di rievocare dentro di sé il proprio vissuto, la relazione con la rabbia, la paura, la gioia, la tristezza, rassicurato da un mondo che non è reale, dove è più facile vivere anche le emozioni più spaventose perché è protetto dalla finzione, e dall’inevitabile finale che sempre arriva a chiudere il cerchio e a riportarlo tra le braccia rasserenanti degli adulti che lo circondano.

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